Andrea Ortolani

Tag: impiccagione

Aggiornamenti flash – Pena di morte edition

  1. 47 (quarantasette) anni dopo il delitto, spuntano nuove testimonianze che possono scagionare il sig. Hakamada, condannato all’impiccagione nel 1968 e da allora nel braccio della morte. Come già scritto, Iwao Hakamada detiene il non invidiabile record mondiale di detenuto che ha trascorso più tempo nel braccio della morte.
  2. La homepage del Japan Innocence & Death Penalty Information Center.
    Non aggiornatissimo, e non avendo letto tutto il materiale, non posso garantirne l’attendibilità al 100%. L’intento, in ogni caso, è lodevole.
  3. Le forze di occupazione americane nel 1949 criticavano la scelta giapponese dell’impiccagione come metodo di esecuzione della pena di morte. L’impiccagione è il metodo in uso dal 1873. La notizia proviene da documenti scoperti recentemente negli archivi della Biblioteca Nazionale del Parlamento, a Tokyo.

Aggiornamenti flash

  1. In Giappone l’azione penale è discrezionale.
    Il pubblico ministero del Tribunale di Tokyo ha deciso di non avviare l’azione penale contro Naoto Kan, Primo ministro in carica l’undici marzo 2011, e contro i dirigenti di TEPCO per il disastro della centrale di Fukushima-1.
  2. Un’altra persona impiccata nel carcere di Tokyo, il 12 settembre, su ordine del Ministro della giustizia Sadakazu Tanigaki. Il condannato ucciso si chiamava Tokuhisa Kumagai. È la sesta persona impiccata dal governo Abe. Il Ministro della Giustizia Tanigaki nota che il tempo passato nel braccio della morte dai condannati all’impiccagione si è ridotto drasticamente.
  3. Tutti gli articoli di Colin Jones sul diritto giapponese vanno letti con attenzione.
    Quando poi l’articolo inizia citando Takeyoshi Kawashima, e prosegue parlando di TEPCO e del disastro di Fukushima, l’articolo diventa un obbligo.
  4. Il Tribunale di Sendai, Pres. Norio Saiki (斉木 教朗ha accolto la richiesta di risarcimento avanzata dai genitori di quattro bambini risucchiati dallo tsunami dell’11 marzo 2011, contro l’asilo che li aveva in custodia.
  5. Interpretariato di tribunale e saiban’in seido.

Altre due persone impiccate a Tokyo

Il Ministro della giustizia della legge (intuizione di Shisaku) Sadakazu Tanigaki ha firmato l’ordine di impiccagione per due condannati a morte: Yoshihide Miyagi, 56 anni, e Katsuji Hamasaki, 68. Entrambi membri di un gruppo di criminalità organizzata, avevano invitato due membri di un gruppo rivale in un “family restaurant”, dove li avevano uccisi, sparando 8 colpi di arma da fuoco.

La condanna è stata eseguita ieri, 26 aprile. Giusto in tempo per godersi il ponte della Golden Week: molti ministri saranno in missione all’estero.

Le due esecuzioni hanno suscitato le proteste di Amnesty International e del Ministro degli Esteri inglese Hugo Swire.
Io temo che queste pressioni esterne siano se va bene inutili. Ma c’è anche la possibilità che siano dannose, nel senso che provochino un graduale intestardirsi dei politici sulle proprie posizioni, a prescindere dal merito. Il caso della caccia alla balena è emblematico in questo senso.

Il conto sale dunque a 5 persone impiccate dal nuovo governo, in meno di 6 mesi.
In Giappone vi sono al momento 134 condannati nel braccio della morte.

Tre persone impiccate a Tokyo, Nagoya e Osaka

Il Ministro della giustizia Sadakazu Tanigaki ha firmato l’ordine di impiccagione per tre condannati a morte: Kaoru Kobayashi, 44, che rapì, torturò e uccise una bambina di 7 anni; Masahiro Kanagawa, che in un raptus uccise e ferì a coltellate alcune persone in un supermercato di Ibaraki, e Keiki Kano, che commise due omicidi.

Le impiccagioni sono state eseguite ieri. Non c’è molto da aggiungere, se non esprimere il consueto disappunto per una pratica barbara, giustificata con il solito riferimento alla volontà popolare.

Vi è un particolare però da notare, ed al quale non so dare risposta precisa: sappiamo già che nelle carceri giapponesi vi sono più di 130 condannati a morte in attesa di esecuzione, ma i tre condannati impiccati ieri erano stati condannati in tempi relativamente recenti. Pare quindi che la loro esecuzione sia avvenuta in tempi molto più rapidi di altri condannati. Sicuramente conta il fatto che alcuni degli altri condannati nel braccio della morte hanno presentato domanda di riesame del processo, ma non so se sia per tutti così. In tal caso sarebbe interessante sapere perché l’esecuzione di queste tre persone è stata decisa in via prioritaria.

Qui il primo di una serie di articoli sul metodo che si usa in Giappone per eseguire le condanne a morte, l’impiccagione, e sul dibattito per cambiare questo metodo considerato brutale.
Qui la testimonianza della madre di un condannato a morte impiccato nel 2012.
Qui la testimonianza di un giovane uomo il cui padre è nel braccio della morte.
Qui la testimonianza di un condannato a morte in primo grado, pena riformata in ergastolo in secondo grado, insieme a riflessioni sul dibattito in corso all’interno della Federazione Giapponese degli Ordini degli Avvocati sull’abolizione della pena di morte, e sulla sua sostituzione con la pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale. In merito a questo, era circolato un questionario tra i condannati a morte. Queste alcune delle risposte:

Yukio Kaneiwa, colpevole dell’uccisione di due persone, è favorevole all’idea perché così sarà liberato dalla paura che ogni mattina possa essere quella dell’esecuzione.

Keizo Okamoto, colpevole dell’uccisione di due persone:

“Penso che l’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale sia ancora più crudele della pena di morte. Perché dovrei continuare a vivere?”

Eiichi Shimoura, colpevole dell’uccisione di tre persone:

“Non credo che l’opinione pubblica possa accettare l’abolizione della pena capitale se non si introduce l’ergastolo senza liberazione condizionale.”

Aggiornamenti flash

  1. In Italia per svuotare le carceri pensano all’amnistia, in Giappone eseguono le condanne a morte. Tre condannati sono stati impiccati giovedì 29 marzo, su ordine del ministro della giustizia Toshio Ogawa, che dichiara:
    – Ho solo fatto il mio dovere di ministro della giustizia.
  2. Un uomo nota che la funzione di autocompletamento di Google, battendo il suo nome, associa il suo nome a reati gravi. L’uomo chiede che il famoso motore di ricerca statunitense rimedi a questo inconveniente, che sostiene essere alla base del suo improvviso licenziamento e delle seguenti mancate assunzioni.
    Il Tribunale distrettuale di Tokyo ha emanato il 19 marzo un provvedimento d’urgenza che accoglie le richieste dell’uomo e ordina a Google di disattivare la funzione di autocompletamento. Google ha dichiarato però che non seguirà l’ordine del tribunale giapponese perché la sede della società è in USA e pertanto non soggetta alla legge giapponese, e perché le funzioni di autocompletamento sono automatiche, non intenzionali e non possono configurare una violazione di privacy.
    L’esperto di privacy dell’Università di Niigata, prof. Masatomo Suzuki, pur riconoscendo la comodità della funzione, peraltro adottata anche da altri motori di ricerca, appoggia la decisione del Tribunale. (grazie a Elena Falletti per la segnalazione)
  3. Decisione del Tribunale distrettuale di Osaka (siamo dunque al primo grado di giudizio) in materia di risarcimento dei danni da amianto. La corte, presieduta dal giudice Ken’ichi Ono ( 小野 憲一 ) ha riconosciuto la responsabilità dello Stato e lo ha condannato a pagare ¥ 180M a 55 attori. La sentenza sostiene che lo Stato sapeva della dannosità dell’amianto dalla fine degli anni 1950: la legge sulle misure per prevenire l’asbestosi è del 1960, ma nello stabilimento in questione non furono installati ventilatori fino al 1971.
    La decisione va in senso opposto a quella dell’agosto scorso, in cui l’Alta corte di Osaka (siamo dunque al secondo grado di giudizio, ma sempre di giudizio di merito si tratta) aveva dichiarato lo Stato non responsabile per i danni causati dall’amianto fino al 1971.
  4. Gourmet di tutto il Giappone affrettatevi. Se la linea guida del Ministero della salute andrà in porto, da giugno sarà vietato in tutti i ristoranti dell’Arcipelago servire fegato bovino crudo. Pene fino a 2 anni di reclusione o 2 milioni di yen di multa.

Un anno senza impiccagioni di Stato

La legge sugli istituti di carcerazione e sul trattamento dei detenuti ( 刑事収容施設及び被収容者等の処遇に関する法律 ) dispone all’art. 178 comma 2 che non si eseguano condanne a morte il sabato, la domenica, nei giorni di festa nazionale e dal 29 dicembre al 3 gennaio.

Si può dunque dire oggi che in tutto l’anno solare 2011 non ci sono state esecuzioni capitali. Era da 19 anni che in Giappone non passava un anno intero senza impiccagioni di Stato.

Al 27 dicembre sono 129 i detenuti in attesa di esecuzione nelle carceri giapponesi, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale, +18 rispetto a fine 2010.

Aggiornamenti flash

  1. Impiccare una persona è costituzionale. I 3 giudici togati del Tribunale di Osaka hanno deciso così.
    Il Tribunale perciò, in composizione collegiale con la partecipazione dei 6 “saiban’in“, cioè i giudici popolari, ha condannato a morte Sunao Takami. Il processo è durato 60 giorni ed è stato il processo con saiban’in più lungo da quando l’istituto è entrato in vigore, nel maggio 2009.
  2. L’Ufficio sugli standard di lavoro di Shinagawa ha stabilito che il suicidio di un dipendente di Kirin Beverage è riconducibile alle condizioni di lavoro ed è quindi oggetto di indennizzo come morte sul lavoro. Il lavoratore, il cui nome non è stato reso pubblico, si occupava di caricare gli ubiqui distributori automatici di lattine e bottigliette. Pare che lavorasse fino a 15 ore, dormendo appena 3-4 ore al giorno. Si è ritenuto che questo abbia intaccato il suo equilibrio psicologico, portandolo al suicidio.
  3. Toshiba ha citato in giudizio il governo giapponese in merito a una commessa riguardante aerei militari F-15. Toshiba ed il governo avevano concluso un contratto per 12,3 miliardi di yen riguardante la modifica di un sistema di ripresa di immagini per il caccia. A febbraio il governo, ritenendo Toshiba inadempiente nello sviluppo del sistema, ha notificato a Toshiba la risoluzione del contratto chiedendo 1,2 G jpy di penale ( 違約金 ). Toshiba ha contrattaccato affermando che le specifiche di cui si parla non erano riportate nel contratto, e ha quindi citato il governo dinanzi al Tribunale di Tokyo chiedendo 9,3 G jpy come corrispettivo del lavoro svolto.
    La prima udienza è programmata per il 25 novembre.

Esecuzioni capitali per ora bloccate

In un’intervista rilasciata allo Yomiuri Shinbun, il Ministro della giustizia Satsuki Eda ha dichiarato che al momento non ha intenzione di autorizzare esecuzioni capitali.
In Giappone, anche nel caso di sentenze capitali passate in giudicato, è necessario l’ordine del Ministro della giustizia per procedere all’esecuzione del condannato.

Nell’agosto scorso è stata istituita presso il Ministero della giustizia una Commissione di studio sulla pena di morte, che sta tardando a presentare le proprie conclusioni.
Il ministro ha giustificato la sua posizione dicendo che, alla luce della situazione e del dibattito ancora in corso, non è opportuno autorizzare nuove esecuzioni finché la Commissione non avrà presentato i suoi pareri.

È da più di un anno che non si portano a termine esecuzioni capitali in Giappone.
Nelle carceri giapponesi vi sono 120 condannati alla pena capitale in attesa di esecuzione. Nonostante la legge disponga che il periodo tra il passaggio in giudicato della sentenza e l’esecuzione della pena sia al massimo di 6 mesi, in pratica esso è assai variabile.
In media un condannato a morte attende l’esecuzione per 5-7 anni, ma vi sono casi estremi, come quello di Sadamichi Hirasawa, morto in carcere di polmonite a 95 anni, 32 anni dopo la pronuncia della sentenza capitale. O quello di Sakae Menda, dichiarato non colpevole in seguito a revisione del processo, dopo 34 anni passati in carcere nel braccio della morte.

L’esecuzione avviene per impiccagione.